Giovedí 27 Aprile 2017
 
 

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Gioco d'azzardo problematico e patologico

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Definizioni



gioco d'azzardo
Giocare d’azzardo significa “puntare o scommettere una data somma di denaro, o oggetto di valore, sull’esito di un gioco che può implicare la dimostrazione di determinate abilità o basarsi sul caso”. Il giocare d’azzardo può anche essere definito come “qualsiasi puntata o scommessa fatta, per sé o per altri, con denaro o senza, a prescindere dall’entità della somma, il cui risultato sia imprevedibile ovvero dipenda dal caso o dall’abilità” (Gamblers Anonymous, 2000).

L’Arizona Council on Compulsive Gambling (1999), definisce il gioco d’azzardo “problematico” come il coinvolgimento di comportamenti rischiosi di gioco che condizionano negativamente il benessere individuale, intendendo il prodursi di difficoltà di relazioni familiari, economiche, sociali e di interferenze con gli obiettivi professionali. Il gioco d’azzardo “problematico” non è citato nel DSM IV ma, qualora il comportamento non regredisca, viene considerato precursore del gioco d’azzardo compulsivo.

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è da intendersi come la conseguenza secondaria di un comportamento volontario di gioco d’azzardo persistente in un individuo vulnerabile alla dipendenza, che presenta cioè alterazioni preesistenti di tipo neurofunzionale dei normali sistemi neurobiologici della gratificazione (sistema di reward dopaminergico con iper-risposta anomala al gioco d’azzardo), del controllo degli impulsi (corteccia prefrontale con deficit dell’autocontrollo) e delle funzioni cognitive correlate (credenze e distorsioni cognitive in relazione alle reali possibilità di vincita). Il gioco d’azzardo patologico è quindi una dipendenza patologica, da stimoli esogeni, in grado di produrre in questi individui, non solo ripetute e anomale risposte comportamentali compulsive, ma anche effetti neuroplastici, tolleranza e craving (Castellani 1995).

gioco d'azzardo 2L’Arizona Council on Compulsive Gambling (1999), con una descrizione di ordine sintomatologico, definisce il gioco d’azzardo “patologico” come un disturbo progressivo, caratterizzato dalla continua periodica perdita di controllo in situazioni di gioco, dal pensiero fisso di giocare e di reperire il denaro per continuare a farlo, dal pensiero irrazionale e dalla reiterazione del comportamento, a dispetto delle conseguenze negative che quello produce.

Con una definizione più precisa ed estesa, che si basa su una serie di evidenze scientifiche e studi eseguiti da vari ricercatori, il gioco d’azzardo patologico può essere definito come una dipendenza comportamentale patologica caratterizzata da un persistente comportamento di gioco d’azzardo mal adattivo (Goudriaan 2004) e il disturbo classificato come un disturbo del controllo dell’impulso secondo i criteri previsti dal DSM IV. Il gioco d’azzardo patologico rappresenta un grave problema di salute pubblica, crea problemi psico-sociali al soggetto coinvolto, è causa di problemi finanziari e può condurre a disturbi di natura antisociale (Potenza 2002, Petry 2002, Lejoyeux 2002, Potenza 2000).


Stadi


Il gioco d’azzardo può essere progressivo e può essere caratterizzato da tre principali stadi: gioco d’azzardo informale e ricreativo, gioco d’azzardo problematico, gioco d’azzardo patologico.

    gioco d'azzardo

  • Il gioco d’azzardo informale e ricreativo è un comportamento fisiologico che necessita di una consapevolezza dei suoi potenziali rischi. Normalmente vi è una fruizione saltuaria; la motivazione prevalente al gioco sono la socializzazione o la competizione e i costi per il soggetto sono contenuti.

  • Il gioco d’azzardo problematico è da considerare un “comportamento volontario a rischio per la salute” dell’individuo (mentale, fisica e sociale), con necessità di diagnosi precoce e di intervento. Normalmente si ha un aumento della frequenza di gioco o della periodicità della ricerca dello stimolo. Il soggetto aumenta la quantità di “lavoro” che è disposto a fare per fruire dello stimolo e aumentano anche il tempo di gioco e il denaro ad esso dedicato.

  • Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza patologica e quindi una malattia neuropsicobiologica con conseguenze sanitarie e sociali che necessita di diagnosi, cura e riabilitazione. La fruizione del gioco diventa quotidiana o intensiva, con conseguenze negative per l’individuo sia dal punto di vista sanitario che sociale. Si manifesta il craving ed è frequente la recidiva. L’andamento della malattia è spesso cronico, caratterizzato da alti costi, anche con debiti. Il gioco d’azzardo patologico si manifesta di frequente nelle persone con carattere “impulsivo”, contraddistinto da eccessiva attenzione alla ricompensa potenziale e al desiderio immediato del rinforzo, alla tendenza a rispondere impetuosamente senza badare alle conseguenze negative, alla eccessiva sensibilità alla minaccia di punizione (non ricompensa), al deficit del controllo inibitorio che induce a reagire nonostante il rischio di conseguenze negative.


Fig. 1 - Caratteristiche dei principali stadi del gioco d’azzardo. Serpelloni, 2012.
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Bibliografia
 
  • Castellani B, Rugle L. A comparison of pathological gamblers to alcoholics and cocaine misusers on impulsivity, sensation seeking, and craving. Int J Addict. 1995 Feb;30(3):275-89.
  • Lejoyeux M, Arbaretaz M, McLoughlin M, Adès J. Impulse control disorders and depression. J Nerv Ment Dis. 2002 May;190(5):310-4.
  • Petry, N. M. (March 2002). "Psychosocial treatments for pathological gambling: Current status and future directions". Psychiatric Annals 32 (3): 192–196.
  • Potenza MN, Steinberg MA, McLaughlin SD, Wu R, Rounsaville BJ, O'Malley SO. Illegal behaviors in problem gambling: analysis of data from a gambling helpline. J Am Acad Psychiatry Law.2000;28:389–403.
  • Potenza MN, Fiellin DA, Heninger GR et al. Gambling. An Addictive Behavior with Health and Primary Care Implications, J Gen Intern Med. 2002 September; 17(9): 721–732.
  • Serpelloni G., Rimondo C. 2012, Gioco d’azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisiopatologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione, Italian Journal on Addiction, Vol.2, Num.3-4, 2012, pp.7-44.